Come ci si prepara ed alla fine come si arriva a far parte di una spedizione antartica?

Spesso mi  viene  chiesto  da molti  come sono  arrivato  a  far  parte  della  33a  spedizione  antartica  e nello specifico come ho  fatto  a far  parte di  uno  dei  13 partecipanti  al winter – over 2017-2018.

Innanzitutto , oltre  alla  determinazione  di  far  parte  di un progetto  così  importante, bisogna  avere quel  pizzico  di  fortuna  che  non guasta  mai! Io  lavoro  in  un pronto  soccorso  e, casualmente , venni  a  conoscenza  del  bando  di  concorso indetto  dall’ENEA/PNRA per  partecipare, in  qualità  di  medico  ovviamente , alla  33a  spedizione  antartica  presso  la  base  internazionale CONCORDIA. Mandai  il mio  curriculum e  fui  selezionato  per  un primo  colloquio  conoscitivo  a  Roma presso  la  sede  dell’ENEA.

Passato  il colloquio  davanti  ad  una  commissione che  mi  ritenne per  un primo  momento idoneo a  proseguire  fui  invitato  ai  corsi  di  selezione ed  addestramento  che  si  tenevano  per la  prima settimana  presso  la  sede  ENEA  sita  sul  lago  Brasimone  e subito  dopo  per  un’altra  settimana sul  ghiacciaio del Monte  Bianco  sotto  l’egida  delle  guide  alpine dell’Esercito.

I corsi  si  tengono  abitualmente  tra  la  fine  d’Agosto  e  le  prime   settimane  di  Settembre .

Per  la  prima  settimana  le  giornate  erano  suddivise  in  una  parte  teorica con  insegnanti  di  varie  discipline che  spaziavano dalla  storia  delle  scoperte  e  dei  viaggi  antartici, alla  legislazione  che  regolamenta  questo  particolare  continente, a lezioni  più  “tecniche “ come nozioni   antincendio, corsi  di  primo  soccorso, spiegazione  e  funzionamento  delle  dotazioni  tecniche presenti  in  base, prime  regole  rudimentali  di  volo  in  elicottero  e  come  approcciarsi  ad  esso . Al pomeriggio, dopo  un buon  pranzo in un ristorante vicino , venivamo  portati  nuovamente  presso la  sede  ENEA per  essere  sottoposti  a  prove  pratiche. Queste  ultime  andavano  dal  saper  portare  un  gommone  con  motore  fuoribordo ( facile per me , sono genovese!), all’uso  delle  particolari  tute  che  permettono  la  sopravvivenza  in  acque  polari a  seguito  di  accidentale  caduta  in esse ( scomodissime  ma  utilissime !), corsi  pratici  anti incendio  sotto la  stretta  sorveglianza dei  pompieri. A tal  proposito  ognuno  di  noi  veniva  portato  in  un ambiente allestito  appositamente con  muri  in lamiera  e stanze di  varie  dimensioni, saturo  di  fumo ed  al  buio  dal  quale   veniva chiesto  di  uscire  nel  minor  tempo possibile. Questo  avveniva  per  tre  volte  in tre  ambienti  diversi ( la  struttura  era  molto  grande  ) . Addirittura  in una simulazione si doveva  strisciare  carponi  all’interno  di  una  conduttura che  simulava  il  condotto dell’aria  condizionata ! Per  chi dovesse  soffrire  di  claustrofobia non è una  prova  facile ! In un’altra  simulazione venivamo  invitati  a passare  in un  tunnel coperto  a  forma  di U a cui  veniva   dato  fuoco  alle  pareti  laterali lungo  tutto  il percorso ( era  dotato  di  canaline parallele  tra  loro a  diverse  altezze piene  di liquido  infiammabile). Il  candidato  coperto  solo  da  una  coperta che  si  metteva  in testa  per  proteggere  i  capelli  dalle  fiamme doveva  percorrere tutto  il  tunnel  ed  uscire  illeso  dall’altra  parte.

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allenamento con tute di sopravvivenza in acque polari. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA.

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Tunnel di fuoco. Crediti: Cyprien Verseux, ©PNRA.
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training anti incendio. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA.

Altre  prove  consistevano nel  salire  scale  di  corda (  biscagline  )   lungo  una  parete, salire  e  scendere da corde e  pertiche, simulazioni  di  incidenti con feriti  in luoghi  chiusi  e  come  affrontarne l’emergenza .

Dopo  una  settimana, come  avevo  preannunciato, siamo  stati  portati  sul plateau del  ghiacciaio del  Monte  Bianco a  quota  3500 metri. Questo  serve  per  cominciare  ad  abituare l’organismo  al  freddo  ed  all’altezza e ovviamente  per  l’addestramento  in  ambiente  estremo.

Il  primo  giorno , una  volta  scaricato  il materiale , si  deve  montare  le  tende sul  ghiaccio ( sì sul  ghiaccio! ) e nel  minor  tempo  possibile  se  non  si  vuole  rischiare  di  montarle  al  buio dal  momento  che  si  arriva  sul  ghiacciaio nel  tardo  pomeriggio. Il  nostro  gruppo  ha  avuto  pure  la  sfortuna  di  incappare  in  una  bufera  di  neve con  visibilità  ridottissima, tanto  per  complicare un po’  l’avventura! Comunque , come  dicevo, si  dorme  a  coppie  in tenda  con l’unico  ausilio  di  un materassino a  cellule  chiuse per  proteggersi  dalle  superficie ghiacciata . I  sacchi a pelo  in  dotazione sono  però  caldi  ed  abbastanza  confortevoli. Dobbiamo  provvedere  a  noi  stessi  a  cominciare  dal  cibo  che  ognuno  si  prepara  con l’aiuto  di  fornelli  a  gas in una  cucina costruita  appositamente  nel  ghiaccio

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cucina nel ghiaccio. ©PNRA

Il  campo  sul  ghiaccio  è esclusivamente  per  chi  dovrà  poi  andare  sul plateau  antartico. Per  i  candidati alla  base  Mario  Zucchelli, sita  a  livello  del  mare , non  è  necessario. La  base  CONCORDIA  infatti  è  sita  a  3300 metri  sul  livello  del  mare ed il candidato  deve cominciare  a  capire  cosa  vuol  dire  fare  sforzi  fisici  e  muoversi  in ambiente  povero  d’ossigeno.

In una  settimana, grazie  all’aiuto  delle  guide  alpine ci  viene  insegnato il  comportamento  e le  regole da  seguire  in  ambiente  ostile ghiacciato; veniamo  portati  in cordata  in diverse  uscite  sul  ghiacciaio, ci  viene  insegnato  come  comportarsi  in caso  di  caduta  accidentale  in un crepaccio, dobbiamo  sottostare  a prove  di  arrampicata su  roccia . Viene  data  anche  la  possibilità  di  salire  su un elicottero  per un volo  di  prova.

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volo in elicottero. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA.

Alla  fine  di  queste  due  settimane veniamo  rimandati  a casa in attesa  di  sapere se  dopo  tutte  queste  fatiche  risultiamo  idonei  per l’Antartide. In caso  positivo  veniamo  invitati  a  fare  un’altra  settimana di  training per  conoscere e familiarizzare  con i nostri  futuri  colleghi  francesi. Quest’anno il  nostro  gruppo  è  stato  portato  a  Brest, in Bretagna. Qui  nuovamente  ci vengono  fornite  lezioni teoriche  e  pratiche su  tutto  ciò  che  riguarda  l’ambiente antartico, la  vita  in base e nuovamente come  approcciarsi  in caso  di  emergenza  sanitaria  o  in  caso  di  incendio. La  settimana  è  volta  anche  a  permettere  l’interazione  tra  italiani  e  francesi perciò  vengono  proposti  test  psicologici  e  discussioni  di  gruppo, nonché  attività  all’aperto  che  possano  facilitare l’amicizia  e  la  conoscenza  reciproca.

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Gruppo Brest ©IPEV/PNRA.

Terminata  anche  questa  fase si  è  pronti  per  spiccare  il  volo e godersi  l’esperienza  più  bella e avventurosa  che  un uomo  possa  fare !

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