Vivere per lunghi periodi nella lunga notte antartica come incide sui normali ritmi di vita? Com’è vivere in Antartide?

L’Antartide  è  un  continente  unico  e  con peculiarità  uniche  nel  suo  genere . Una  di  esse  è  la  possibilità  di  avere un lungo  periodo  di  buio durante  l’inverno. Questo  permette  di  sfruttare  al  massimo  lo  studio  ed il monitoraggio  di  stelle  ed esopianeti che  altrimenti  non  avrebbero  la  possibilità  di  essere studiati e  seguiti  così  dettagliatamente . Ovviamente  per  il personale  scientifico, abituato  al  regolare  ritmo  circadiano  giorno/notte e soprattutto  al  normale  ciclo  sonno/veglia,  tutto ciò  rappresenta  una  vera  e  propria sfida ai propri  ritmi  di  vita. La lunga  notte  antartica  è preceduta   da  un breve  periodo  in cui  il  giorno  e  la  notte  si  susseguono come  in qualsiasi  altro  posto  della  Terra; man mano  che  i  giorni  passano  il Sole è  sempre  più  basso  sull’orizzonte regalando  tramonti  dai  colori  incredibili. Intorno  ai primi  di  Maggio  si  assiste  all’ultimo  tramonto, dopodiché per  noi  di Concordia  inizia  il  periodo  più  buio  ed  affascinante  dell’anno!

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ultimo tramonto a maggio. Crediti: Alberto Razeto, ©IPEV/PNRA.

Dal  punto  di  vista  medico  il  periodo  prolungato  di  buio  con totale  assenza  di  luce  solare e quindi  del  fisiologico  apporto  di  raggi  ultavioletti  e  dello  spettro  dell’infrarosso  può  portare  a  scompensi  sia  in campo  metabolico  che  psicologico. La  insufficiente  sintesi  di  Vitamina  D per  esempio  può  portare  ad  una  demineralizzazione  ossea con  conseguente  osteoporosi. Inoltre  il  ritmo  sonno  veglia , poco  sopra  menzionato, subisce  dei  drastici  e  bruschi cambiamenti  non  permettendo  più al  nostro  cervello  di  capire  quando  è il momento  di  andare  a  dormire e quando  di  svegliarsi. Sono frequenti in base i  casi  di “ gufi  notturni “ che  lavorano  in  quelle  che  potrebbero  essere  le  ore  notturne  e  vanno  a  dormire  in  ore  che  normalmente  sono  deputate  alla  veglia . Il  prolungato  buio  inoltre  può  avere  effetti  sul  tono  dell’umore  che  appare  più  depresso  e  tendente all’apatia . In parole  povere  in inverno  aumenta  il  rischio di  diventare  più  tristi  e  pigri.

Come  fare  dunque  per  ovviare  a  questi  fastidiosi  inconvenienti? Innanzitutto  la farmacologia   ci  viene  in  aiuto permettendoci  di  integrare  la  carenza  di  Vitamina D assumendola in  compresse, inoltre , ognuno  di  noi , a  seconda  del  carattere  e  personalità proprio, cerca  di  avere  sempre la  mente  impegnata in lavori ed  attività  sia  dentro  che  fuori  la  base. Personalmente  a me piace  moltissimo uscire  spesso  fuori  dalla  base per  fare  lunghe  passeggiate  nel  nulla del  plateau, sfidando  le  proibitive temperature invernali ( con il  wind-chill, cioè l’effetto  del  vento sulla  temperatura  corporea  percepita  si  può  arrivare  anche  a più  di – 100°!). Lo  spettacolo  del  cielo  stellato  è  incomparabile ed  unico. Anche  senza  luce  lunare, dopo  un periodo  di  assestamento, si  può  camminare  con il  solo  ausilio  della  luce  delle  stelle. Chi  deve  fare  poi  i controlli  di  routine  delle  apparecchiature  esterne  alla  base può avere  la  fortuna  di  incappare  in piogge  di  stelle  cadenti  od  addirittura  nel  fenomeno  delle  aurore  australi. Purtroppo  la  posizione  della  base  Concordia non  sempre  aiuta  per  assistere  a  questo  magnifico  spettacolo naturale . Infatti  la  base  è  posta  al  centro  di  un  anello immaginario per  quanto  riguarda  l’attività  del vento  solare, anello, che  circonda  l’intero  plateau  su  cui  poggia  non permettendo  di  assistere  al  fenomeno  a meno  che  non  sia  di  un’intensità eccezionale tale da  permette  di  raggiungere  anche  il  centro dell’anello  sopradescritto.

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foto di gruppo sotto la Via Lattea. Crediti: Marco Buttu, ©IPEV/PNRA.
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i membri DC14 davanti  ad ASTEP. Crediti: Marco Buttu, ©IPEV/PNRA.

Come  si  può  ben  immaginare  vivere  in Antartide, specialmente  per  noi  winter  over, cioè  per  il  personale  che deve rimanere  per  un anno  ed  anche più  in   base , non  è  sempre  facile . Alle  proibitive  temperature già  accennate  sopra   si  aggiunge sia   la  scarsa  quantità  d’ossigeno presente  nell’aria (  sino  al  40% in meno ), sia la  scarsa  umidità che  porta  spesso  al  sanguinamento  spontaneo  delle  mucose  nasali. In inverno  poi  qualsiasi lembo  di  pelle  esposto al freddo  dopo  pochi  secondi  diventa facilmente tessuto  congelato portando  a delle  vere  e  proprie “ ustioni  “  da  freddo, fastidiosissime e lunghe a  guarire. Le “ ustioni “  da  freddo  inoltre , a  differenza  di  quelle  da  calore , sono  più insidiose  perché non  danno  segno  di  se’ se  non  quando  è  troppo  tardi. Per  fortuna  siamo  dotati  di idonee e molto  tecniche  tute , maschere  e guanti  che  ci  permettono  di  rimanere  per  lunghi  periodi  all’esterno  senza  subire  gravi  conseguenze  fisiche.

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come  si diventa dopo pochi  secondi  di  esposizione al freddo. Crediti: Carmen Possnig, ©IPEV/ESA/PNRA.
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glaciologia al tramonto. Crediti: Carmen Possnig, ©IPEV/ESA/PNRA.

Il  fisico  subisce  un invecchiamento precoce come  accade   anche per  gli  astronauti  nello  spazio, ma a tutti  questi inconvenienti  si  viene  ripagati  abbondantemente dalla singolarità degli  spettacoli  naturali  che giornalmente ci  vengono  offerti  da  questo  selvaggio, ancora  incontaminato ed unico continente!

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