Quanto conta il sostegno psicologico da parte di amici e parenti per affrontare con serenità questo impegno gravoso?

Rispondo con piacere  a  questa  domanda  fattami  qualche  giorno  fa, e dedicata a una  persona  a  me  molto  cara  .

La  nostra  missione  in  Antartide  dura come  minimo  un  anno , di  cui  almeno nove  mesi (  dai primi  di    febbraio circa sino  ai  primi  di  novembre ) in  completo  isolamento, senza  la  possibilità  di  essere  raggiunti da nessuno  e  meno  che  mai da  eventuali  soccorsi, in  quanto  le  proibitive  condizioni  ambientali  non  permettono  l’arrivo  di  alcun  mezzo , sia  di  terra  che d’aria,  in base.  Vien  da  se’ che la  pressione  psicologica sui  singoli  componenti è  spesso  forte e gravosa. Prima  di  partire ovviamente  si  viene  selezionati, dopo  test  psicologici  e  numerosi  colloqui  con  specialisti  psicologi,   anche  per  la  forza  d’animo  e  il  carattere disposto  a  far  fronte a possibili disagi  e pressioni  esterne  ma  pur  risultando  idonei  non  sempre  è  possibile  prevedere  eventuali  cadute  in  stati  depressivi che  possono  svilupparsi  nel  corso  della  missione. La  routine  giornaliera, il  lungo  periodo  invernale  con assenza  di  luce  solare , le  rigide  temperature  esterne, le  condizioni  ambientali quali  la  scarsa  umidità e la  bassa  percentuale  d’ossigeno  non  facilitano  il  perdurare  di  uno  stato  d’animo  sempre  positivo e sereno. Ovviamente  tra  i  singoli  componenti  del  gruppo  si  cerca  di  essere  d’aiuto e il  mio  compito , come  medico, è  anche  quello  di  saper  prevedere, riconoscere   e  gestire  eventuali  segni  di  disagio che  possono  affliggere  uno  o  più partecipanti  alla  missione.

Studi  psicologici  passati  hanno  però  dimostrato  che  in  comunità  isolate  per  lunghi  periodi le  condizioni  di  stress  condivise  da  tutto  il  gruppo  non  permettevano  un  valido  aiuto  da  parte  dei  singoli componenti  del   gruppo  stesso, in  quanto  coinvolti  anch’essi più  o  meno  direttamente  negli  stessi  meccanismi di  tensione. Inoltre  la  soddisfazione  personale  di  ognuno  non  veniva  gratificata più  di  tanto  all’interno  del  gruppo  ma  veniva  cercata  in  un  certo  qual  modo  all’esterno  del  gruppo  stesso. Da  qui  l’importanza  di  avere frequenti  contatti  con  familiari, amici  e  parenti. Personalmente prediligo  scrivere  con whatsapp  e  collegarmi  ogni  tanto  con  skype ( soprattutto  con  una  persona !)

La  base  Concordia è  dotata  di  vari  sistemi  di  comunicazione  con il  mondo  esterno che permettono a  tutti  noi  di  tenerci frequentemente in  contatto con le  persone  che  ci  stanno  più  vicino; il  sistema  Voip permette  di  telefonare via  internet , ci  si  può  collegare  con  skype  per  videochiamate ed inviare  messaggi  di testo  con  whatsapp. La  banda  in  base  è  limitata ma  con un po’  di  pazienza  ed  organizzandoci  tra  noi è  possibile  accedere  a  questi  servizi senza  troppa  difficoltà.

A  nostra  disposizione  inoltre  c’è  un  servizio  di  aiuto e  sostegno  psicologico offerto  sia  da  specialisti italiani  che  francesi.

Rimane  di  importanza  vitale però  la  possibilità  di  poter  parlare o  scrivere, anche  giornalmente , con familiari  e  persone  a  noi  care  che, spesso, sono  la  vera  valvola  di  sfogo e  garanzia  che  permette  ad  ognuno  di  noi di  affrontare  con  serenità  questo  lungo  periodo di  isolamento. Chi  ha uno  o  più   figli  può   capire anche   quanto  importante  sia  la  possibilità  di  seguire  la  loro  crescita e i  loro  successi anche  da  così  lontano facendo sentire  in  questo  modo  il  genitore  un  po’  meno  “ colpevole “ per  averli  lasciati   per  un periodo  così  lungo.

Sino  ad  una  ventina  d’anni  fa  , quando  non  c’erano  le  possibilità e  i  vantaggi  offerti  dalla  tecnologia   di  oggi,  i  componenti  delle missioni antartiche  erano  soggetti  a  stress  psicologici  dovuti a  forme , a  volte  con esordio subdolo , di  depressione  ed  apatia dovute all’impossibilità  di  comunicare  con le  persone  care; mi  è  stato raccontato  da componenti  delle  prime  missioni  italiane  che, facendo  uso  di  un  unico  telefono  satellitare , peraltro  con  costi  molto  elevati, si  poteva  telefonare  a  casa  per  pochissimi  minuti ( a  volte  solo  uno !)  solo  una  volta  a settimana dopo  aver  prenotato  in  anticipo  da  una  settimana  all’altra !

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s