Qual è il ruolo del medico in una base antartica e in cosa consiste il suo lavoro?

Questa  è  una  domanda  che  in molti  mi  hanno posto  e  finalmente  mi  sono  deciso  a  rispondere! Ebbene  sì, ho  titubato  un poco  perché in una  base  antartica  il  medico  meno  lavora  e  meglio  è  per  tutti ! A  parte  gli  scherzi chi  vi  scrive lavora  da  più  di  diciotto  anni  in  un  pronto  soccorso , quindi  è  abituato  a vedere  casi  veramente  urgenti e  gravi  che  richiedono sangue  freddo  e  buona  prontezza  di  riflessi. L’ambiente  in  base, ovviamente , è  più  tranquillo anche  se  non  per  questo  bisogna  abbassare  la  guardia. L’ambiente  antartico è  fra  i  più  pericolosi  e  rischiosi  che  si  possano  incontrare. Alle ovvie  temperature  polari  si  aggiungono i  problemi  legati  alla  scarsa  percentuale  d’ossigeno presente  nell’aria all’altitudine  cui  è  posta  la  base ( 3300 metri sul  livello  del  mare ) con  conseguente riduzione  del 40%  rispetto  alla  costa , la  quasi  assenza  di  umidità, la  lunga  permanenza  in  isolamento senza  usufruire  della  luce  solare  per più  di  tre  mesi consecutivi. A questo si  devono  aggiungere gli  eventuali incidenti  di  origine  traumatica, le  patologie  odontostomatologiche, oculari, addominali e  la  insidiosa  sindrome  da  mal  di  montagna .

Dal  momento  che l’equipaggio della  base  rimane  isolato  da  febbraio  a  novembre  per  l’impossibilità  di  essere  raggiunti  da  qualsiasi mezzo  di  soccorso, il  medico  lavora  in  completa autonomia sia  decisionale  che  operativa. In caso  di  estrema  emergenza, come  per  esempio  la  necessità  di  effettuare  un intervento  chirurgico  non  procrastinabile, c’è  la  possibilità  di  connettersi via satellite  con  l’ospedale Gemelli  di  Roma grazie  all’ausilio  di  una  telecamera  montata  sulla  lampada  scialitica  in  sala  operatoria. I  colleghi  da  Roma  possono  consigliare  e  guidare  le  scelte  operative  praticamente  in  tempo  reale. L’ospedale  della  base  è  dotato  di  praticamente  tutti  i  mezzi  e  supporti  medici  per  far  fronte a  qualsiasi urgenza dalla  più  semplice  alla  più  insidiosa.

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La  sala  operatoria. ©PNRA/IPEV.
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intervento di piccola  chirurgia  in sala  operatoria. ©PNRA/IPEV.
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soddisfatto  a  lavoro  finito. ©PNRA/IPEV.

Compito  del  medico  in base  è anche  quello  di  organizzare la  squadra di  soccorso ( rescue  team )  per  il  recupero  delle  vittime di  incidenti  fuori  e  dentro  la  base e  la  squadra  di  supporto  medico – chirurgico all’interno  della  base (  medical  team ). Gli  elementi  che  compongono  le  due  squadre vengono  selezionati  dai winter  over stessi, i  quali  spesso sono   a  digiuno  delle  più  banali  tecniche  di  primo  soccorso per  cui  è  necessario  organizzare  dei  veri  e  propri  corsi di  primo  soccorso uniti ad  altri  corsi ove  si  insegnano  le   basilari  nozioni  di  come  muoversi  e lavorare  in  una sala  operatoria;  inoltre  ogni  mese  viene  organizzata una  simulazione di  incidente  per  monitorare   la capacità  di  reazione  dei  due  gruppi  e capire  in  cosa  si  può  migliorare di  volta  in  volta.

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esercitazione  della  rescue  team diretta  dal  medico  ESA. ©ESA/PNRA/IPEV.

Può  sembrare  di  poco  conto  ma  la  grande  differenza  di  temperatura  che  si viene  ad  avere  ogni  volta  che  si  rientra  in  base dopo  un’uscita  prolungata  a  temperature  che  spesso  superano  i 70 – 80 gradi  sotto  zero  sottopone  a  stress incredibili chi possiede in  bocca  otturazioni  dentarie  o  capsule. Queste  possono infatti  letteralmente  spezzarsi o  perdere  aderenza e staccarsi dal  dente.  Quest’anno , per  esempio  ho  dovuto ricostruire  la  parete  posteriore  di  un molare inferiore e più  volte  rimettere  in  situ  delle  capsule  staccatesi dall’alveo.

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Il  riunito  per  interventi  odontoiatrici. ©PNRA/IPEV.

Il personale  che arriva  in  base  dopo  un volo aereo proveniente  dalla  costa si  trova , nel  giro di  poche  ore , a dover  affrontare l’altitudine  cui  è  posta  quest’ultima  senza  aver  potuto  mettere  in  atto  tutti  quei  meccanismi di  compenso che  il  nostro  organismo di  solito appronta. La  conseguenza  più  frequente  è di  andare  incontro  a quella  che  viene  comunemente  chiamata “ sindrome  da  mal  di  montagna “. E’  questa  una  insidiosa  sindrome  che  colpisce  tutti  gli  alpinisti  che  si  portano  in  quota  elevata; si comincia  con il  soffrire  di  mal  di  testa, vertigini, nausea, stanchezza dovuti alla pressione  atmosferica  più  bassa ed alla  conseguente  minore  quota d’ossigeno  respirabile, ne  consegue  una  spiacevole  sensazione  di  “ fame  d’aria “  dovuta  all’iperventilazione compensatoria  che  mettiamo  in  atto. Normalmente  si  invita  chi  entra  in base  per  la prima  volta a rimanere  a  riposo per  almeno  una  settimana , senza  fare  sforzi od  uscite  prolungate  all’esterno. Nonostante  questo, per  fortuna  raramente , si  può  incorrere nella  forma acuta della  sindrome, pericolosa  e purtroppo addirittura  mortale  in  alcuni  casi, soprattutto  in alpinisti che operavano  nel  settore  andino/himalayano. Personalmente  ho  dovuto  trattare un caso  quest’anno  di  un  giovane  ricercatore  che  il  giorno  dopo  essere  arrivato  in  base è  andato  direttamente  a  lavorare all’esterno  facendo  rilevamenti  nel  ghiaccio per  ore. Il  giorno  dopo  presentava  tutti  i  sintomi  classici  della  sindrome  che  mi  hanno  costretto  a  ricoverarlo in  astanteria.  Per  fortuna  dopo qualche  giorno  di  cure adeguate  e  degenza  è  riuscito  a  rimettersi  in  sesto  ed  a  continuare  la  sua  attività.

Un’altra  spiacevole conseguenza  dell’altezza  e della  scarsa  umidità  dell’aria  è  la facilità  ad  avere frequenti  sveglie notturne, compromettendo  così  la  possibilità  di  avere un sonno  regolare  e  prolungato. L’aria  secca inoltre  frequentemente porta a facili  epistassi spontanee (  basta  soffiarsi  il  naso  od  uno  starnuto  ).

Per  quanto  riguarda  gli  eventi  traumatici  con  rischio  di  compromissione  ossea da  quest’anno  è  arrivato  in  base  un  detettore  digitale  di  raggi X che mi  ha  permesso  di  soppiantare  tutta  la  procedura  di sviluppo  e  stampa  delle  lastre  radiografiche in camera  oscura. E’  stato utile in più  di  un’occasione, soprattutto  nel  periodo estivo, quando in base  possono  transitare  sino  ad  una  ottantina  di  persone .

Ulteriore  compito  del  medico  è  anche  quello  di  controllare  che  l’igiene  nei  locali  della  cucina  e  dei  magazzini  venga  sempre  rispettata onde  evitare pericolose  forme  di  inquinamento  da  batteri o  virus; infatti  in Antartide  la  maggior  parte  dei  batteri  e  virus  sono  portati  da  noi  stessi , essendo  l’ambiente  esterno  proibitivo per  la  loro  vita .

Infine, ma  non  meno  importante , è  il  supporto  psicologico  ai  membri  dell’equipaggio che  il medico deve  sempre  poter  dare  in  qualsiasi momento  dell’anno. E’  importante  saper  cogliere le  prime  avvisaglie  di  flessione  dell’umore e  cercare  di  potervi  porre  rimedio  prima  che  diventino  un  problema maggiore  per il  singolo  componente  od  addirittura  per  tutto l’equipaggio  della  base.

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