Come è strutturata la base Concordia?

Per  soddisfare le  numerose  richieste  fatte  da  molti  oggi vi farò  da  guida  turistica parlandovi della  mia  “casa”  che  mi  ha  ospitato, ospita  tuttora e mi  ospiterà  ancora  per  qualche  mese  per un totale  di   più  di  un  anno.

Innanzitutto la  base  Concordia  è stata  costruita  nel  2005  grazie  alla  collaborazione  tra  Italia  e  Francia su  un plateau posto  a  3300 metri  sul  livello del  mare,  direttamente poggiata   sul  ghiaccio  tramite  l’ausilio  di  “ piedi “ sopraelevati che  garantiscono  la  stabilità e la  possibilità  che  la  neve  trasportata  dal  vento  non  si  possa eccessivamente  accumulare alle fondamenta .

E’  costituita  da  due  torri  cilindriche di  tre  piani l’una unite  da  un tunnel , distinte  in  torre “ rumorosa” e  torre “ calma “. Nella  prima  si  possono  trovare  tutti  gli  ambienti  atti  all’accoglienza del  personale  ed  ai  suoi  svaghi, nonché  le  cucine e la  sala  da  pranzo. Nella  seconda vi  sono l’area  ospedaliera, le  camere  da  letto, i laboratori  scientifici  e  la  radio  room. Al piano  terreno   di  quest’ultima  inoltre si  trovano  i  locali  tecnici  della  sala  macchine e riscaldamento di  tutto  il  comprensorio.

Siete  pronti? Allora  entriamo!

Si  accede  alla  base  tramite  varie  entrate, quella  più  usata  è  quella  posta, dopo  aver  salito  due  rampe  di  scale, al  centro  del  tunnel  che  collega  le  due  torri; a  destra si  va  per  la  torre  calma  a  sinistra  per  quella  rumorosa.

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La porta d’entrata. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Cominciamo  con  la  torre  calma . Dopo  un  breve  corridoio, di  solito  adibito  a guardaroba  per  le  tute  antartiche  obbligatorie  per  uscire  all’esterno, a sinistra  si  trova  la  zona  ospedale . E’  questa  un’area  divisa  in vari ambienti: l’infermeria, dove  io  lavoro  per  buona  parte  della  giornata , che  è  anche  adibita  al dispensario  dei  farmaci, con attigua la  mia  stanza  da  letto e a  fianco della  stessa , separata  da  una  parete  con  vetro  l’astanteria  per  l’eventuale  ricovero e  degenza   dei  pazienti.  A  fianco  dell’astanteria si  trova  un’area  adibita  a laboratorio  analisi, sterilizzazione , e poltrona  dentistica . Chiude  l’area la  stanza  per  la  sala  operatoria, fornita  di  ogni  supporto e materiale  sanitario  per  far  fronte  ad  eventuali  emergenze chirurgiche . Per  aiutare  il  chirurgo  della  base  si  è  pensato  ad  installare  una  telecamera  nella  lampada  scialitica  collegata via  satellite  con  il  Policlinico  Gemelli  di  Roma. In caso  di  intervento  particolarmente  impegnativo  vi  è  sempre  la  possibilità  di  collegarsi  ed  in tempo  reale  ascoltare i  consigli  di  un  team chirurgico posto all’altra  parte  dell’emisfero.

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L’infermeria. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.
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La sala operatoria. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.
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La poltrona  dentistica. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.
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La  porta  della  mia  camera. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Se  invece di  accedere all’area  ospedaliera  si  prosegue  dritti si  troverà  un  bagno e, per  finire ,   la  stanza  del  capo  tecnico. Io  e  il  capotecnico  siamo  gli unici  privilegiati  che  dispongono  di  una  camera  singola. Le  altre  stanze  sono  per  due  persone  che  dormono  su letti  a  castello.

Chiude  il  piano  la  stanza  adibita  ai  computer  che  ci  permettono  di  collegarci  con  il  mondo  esterno. Da  qui  si  può accedere  a due  computer: uno  per  navigare  in internet  e  l’altro  per  collegarci  con  skype.

Davanti  alla  zona  ospedale  si  trovano  le  scale  per  accedere  al  secondo  piano ove  si  trovano  le  stanze  da letto; in tutto  sono  sedici con un bagno e  doccia  riservato  alle  donne ed  uno riservato agli  uomini. Sullo  stesso  piano  inoltre si  trova  la  stireria e gli  scaffali  ove  riponiamo  le  lenzuola  pulite.

Salendo  al  piano  superiore si  accede sulla  destra al  laboratorio  dell’ESA, l’Ente Spaziale Europeo,  dove  si  la  collega  esegue  i  test per  noi  winter over con lo  scopo  di  testare  l’adattamento  del  nostro  organismo e  del  nostro  cervello  alle  condizioni  estreme  in  cui  siamo  costretti  a  vivere  per  un  anno. Ricordo infatti  che  a  questa  altezza  abbiamo  il  40%  in meno  di  ossigeno  e l’aria  ha  una  percentuale  di  umidità  bassissima. Dopo  il  laboratorio  dell’ESA si  trova  la  sala  radio, centro  nevralgico  della  base , nonché  ufficio  per  l’informatico e l’elettronico  della  scienza che, grazie  a  monitor a  parete  costantemente in funzione  tengono  sotto  controllo il  buon  funzionamento di  tutte  le  reti di  flusso  dei  dati informatici che  collegano  la  base  e  i laboratori  fuori  da  essa. Quest’anno Mario, il  nostro  informatico,  è  riuscito  a mappare  quasi  tutte  le  reti  permettendo  così  una  visione  diretta di  ogni  possibile  problema che  potrebbe  interporsi  tra  noi  e  l’esterno e di  conseguenza  garantendo  un intervento  mirato  e  puntuale .

Proseguendo  il  nostro  giro  troviamo  il  laboratorio  di  glaciologia, ove  si  studiano  le  caratteristiche  del  ghiaccio  che  in  questo  sito  ha  peculiarità  uniche  nel  suo  genere, permettendo così, fra  le  altre  cose,   lo  studio  dell’atmosfera  in  ere  passate . E’  utile  ricordare  che  proprio  qui, grazie  al  progetto E.P.I.C.A.,  si  è  riusciti  a  studiare la  composizione  dell’atmosfera  di  800.000  anni  fa grazie  ad  una  carota  di  ghiaccio  profonda più  di  3000 metri. A  fianco  del laboratorio  ESA si  trova  l’ufficio  dello  station  leader e quello  del  fisico  dell’atmosfera . Chiude  il  piano  l’ufficio  dell’astronomo. Quest’anno in campo  astronomico  si  studia  il  passaggio  di  un esopianeta  che  dovrebbe  orbitare  intorno  alla  sua  stella ( Beta Pictoris ).

Torniamo  al  nostro  punto  di  partenza e  dirigiamoci  a destra per  accedere  alla  torre “ rumorosa “. La  prima  stanza  che  si  incontra è  quella  del  Bureau Tecnique ; il  regno  del  capotecnico, dell’idraulico  e  dell’elettrotecnico. Normalmente  sono  tutti  francesi ed hanno  il  compito  di  mantenere  in  ordine  ed  efficienza  le  complicate  reti  elettriche e gli  impianti idrici e  di  riciclaggio dell’acqua . Qui  a  Concordia infatti  ricicliamo  tutte  le  acque  grigie ( dei  lavandini e  delle  docce ) che, grazie  ad  un  innovativo  sistema, garantisce  il risparmio  di  almeno il 90% dell’acqua della  base. Il  capotecnico  inoltre  ha  la  responsabilità  del  controllo  e  manutenzione  dei grandi  gruppi  elettrogeni   che  garantiscono l’energia  sufficiente  a  far  funzionare  l’intera  base, garantendo anche , grazie alla  cogenerazione il  riscaldamento di  tutte  le  torri. I  gruppi  elettrogeni sono  tre  ed, a  rotazione, vengono  messi  in funzione uno  alla  volta per  un periodo  preordinato  di  ore-lavoro.

Proseguendo  sullo  stesso  piano abbiamo la  stanza  del  work-shop, praticamente  una  piccola  officina  dotata  di  macchine  per  la  lavorazione  dei  metalli, utensili  vari e banchi  di  lavoro.

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Il workshop. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Proseguendo il giro e portandosi  verso  l’ala  estrema  della  base,  si  incontra  il  locale  per  il  riciclo  dei  rifiuti. A  Concordia  tutta  la  spazzatura  viene  differenziata , compattata da  apposite  macchine  in  scatoloni  di  cartone  e  spedita  via  nave  ai  centri  di  raccolta  in Australia  od in Europa.

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Il locale adibito  alla  differenziazione  dei rifiuti. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Scendendo  tramite  una  scala  al  piano  terreno  si  trovano  i  locali per le  caldaie ed  i  gruppi  elettrogeni di  cui  si  è  parlato  sopra, regno  incontrastato  del  capotecnico.

Il locale  macchine. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Ritornando  indietro  sui  propri  passi  e salendo  al  piano  superiore  si  incontra  la  palestra e la  video  room.  La  prima  serve  ovviamente  a  tenersi  in  forma , soprattutto  nelle  lunghe  e  buie  giornate  invernali, la  seconda  mette  a  disposizione una  vasta  scelta  di  film  in  francese, inglese  ed  italiano. E’  buona  abitudine  per ogni  spedizione  che chi entra  in base porti  con  se’  un po’  di  film  per arricchire  la  videoteca  con  nuovi  titoli  di  vario  genere .

La palestra. Crediti: Carmen Possnig, ©ESA/PNRA/IPEV.

Sullo  stesso  piano  inoltre  si  trovano  i  magazzini  per  il  cibo. Sono  tre  a  diversa  temperatura : si  va  dal  più  freddo  che  conserva  il  cibo  a -20°, uno  intermedio  a  +4° ed infine  uno  a  temperatura ambiente .Piccola  curiosità: ovviamente  per  mantenere  la  temperatura  costante  a  -20°  non  abbiamo  bisogno di una vera  cella  frigorifera, basta  azionare  una  ventola  con presa  diretta  verso  l’esterno  e  collegata  ad  un  sensore  di  calore .

Salendo  ancora  di  un  piano  si  trovano  la  cucina  con  attigua  la  grande  sala da  pranzo che  può  accogliere  nel  periodo  estivo  sino  ad  un  centinaio  di  persone .

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La  cucina. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Per  il  periodo invernale  noi  winter  over abbiamo spostato  i tavoli e l’abbiamo  adibita  a  sala giochi  portandoci  un tavolo  da  ping pong  ed un calcio  balilla. Abbiamo  inoltre  un tavolo  da  biliardo che  ci  permette  di  organizzare  tornei  all’ultimo  sangue!

Il biliardo. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.
La sala  da  pranzo. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Chiude  la  visita  la  sala living che  per  questo  inverno  noi  abbiamo  adibito a  sala  da  pranzo, essendo  solo  in  tredici. E’ possibile  anche  qui  rilassarsi ascoltando  musica, guardando  film, grazie  ad  uno  schermo  alla  parete o  leggere  libri  in  varie  lingue grazie  alla  biblioteca che  viene  di  tanto  in  tanto  rifornita  di  libri.

Il pranzo in sala  living. Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.
La  sala  living con la  libreria .Crediti: Alberto Razeto, ©PNRA/IPEV.

Tramite  una  botola  è  possibile  accedere al  tetto sia  dell’una  che  dell’altra  torre  che  offre  sempre  la  possibilità  di  godere  di  una  vista  sopraelevata  a  360° su  tutto  il plateau  antartico.

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Il tetto della  base con il particolare  delle  bandiere  strappate  dal  vento. Crediti: Cyprien Verseux, ©PNRA/IPEV.

Da  tutto  ciò  si  evince  che  la  base  è  perfettamente  autosufficiente  ed  in  grado  di  far  fronte  a  qualsiasi problema   sia  in  campo  sanitario che  in  campo  tecnico. Infatti  le  proibitive  condizioni  climatiche impediscono , nel  periodo  invernale, a qualsiasi  mezzo di  arrivare a  prestare  soccorso, costringendo  perciò  i  membri  della  spedizione  a sapersi  adattare in caso  di  emergenza.

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